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Antonello Perillo


Caporedattore Centrale Responsabile TGR RAI della Campania.
Giornalista professionista dal 1988

Ama la famiglia, i libri, i dischi (rock, pop, jazz e new age), i film (su tutti "Blade runner"), Capri e il calcio

Filosofo (o giudice?) mancato

Tifa per Napoli e per il Napoli

Antonio Onorato, l’angelo della chitarra

Antonio Onorato, l’angelo della chitarra

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Dopo Tullio De Piscopo, un altro grande musicista mi ha chiesto di essergli vicino in un’occasione per lui importante: la presentazione del suo ultimo disco. Antonio Onorato, un artista straordinario. Per me è il più grande chitarrista italiano e sicuramente uno dei più grandi di tutto il mondo: nella mia personale classifica ci sono lui, Pat Metheny, Carlos Santana e Jeff Beck. Allo stesso tempo è un compositore bravissimo; mai banale, sempre ispirato. Non si realizzano 23 album in 25 anni di carriera se non hai dentro qualcosa di speciale da dire. E non si compone un’opera come “Rainbow Warriors” se non si è particolarmente ispirati. “Rainbow Warriors”, a mio avviso, è il disco della maturità di Antonio Onorato; un po’ come “Selling England by the pound” lo è stato per i Genesis o, parlando di chitarristi, “Welcome” per Carlos Santana oppure “Secret’s Story” per Pat Metheny. Un disco completo sotto il profilo della progettazione musicale, degli arrangiamenti, delle emozioni che Antonio regala ai suoi tanti fan.
“Rainbow Warriors” è il titolo dato all’album, ma anche il nome dei Guerrieri dell’Arcobaleno, coloro che secondo i Nativi Americani porteranno di nuovo sul nostro pianeta un’era di pace e fratellanza. Non è la prima opera che Onorato dedica al grande popolo dei Nativi Americani. Ad affascinarlo sono i loro insegnamenti, la loro visione del mondo, la loro idea di amore e pace. In questo disco Antonio raggiunge vette altissime, con brani di una bellezza assoluta: vi evidenzio le note struggenti di “Native americans”, il ritmo trascinante di “Jungle blues”, la solare e al tempo stesso malinconica “Verano feliz”. Ad accompagnarlo in questo splendido viaggio musicale sono gli stessi compagni di viaggio del suo primo disco. Mario De Paola (batteria), Dario Franco (basso) e Piero De Asmundis (piano). Non mancano ospiti d’eccezione come Rosario Jermano, Tony Cercola e James Senese. 65 minuti di gran musica: 13 brani composti da Antonio e un quattordicesimo -”A love supreme”- opera del grande John Coltrane. Un disco maturo, dicevo all’inizio, dove Antonio raccoglie idee ed ispirazioni frutto di anni che lo hanno visto suonare al fianco di autentici mostri sacri della musica mondiale:  Toninho Horta, John Scofield, Jan Garbarek, Charlie Haden, Steve Grossman, John McLaughlin, Pat Metheny, Tito Puente, Toots Thielemans, Tuck & Patti, Gary Burton, Bob Geldof, Rita Marley, George Benson. Di lui Pino Daniele dice: “Quando sono con Antonio scateniamo le nostre chitarre”. Momenti bellissimi, durante la presentazione di “Rainbow Warriors” alla Feltrinelli di piazza dei Martiri. Mi vengono in mente dei flash: il silenzio e l’attenzione con cui in sala lo abbiamo tutti ascoltato mentre Antonio parlava di angeli e spiriti buone, la testimonianza di stima e amicizia portatagli dal mio collega Gino Aveta, il saluto affettuoso di un maestro del teatro napoletano quale Giacomo Rizzo, l’assalto finale dei tanti fan che gli chiedevano un “selfie”, il sorriso radioso della sua dolce Valeria…

Antonello Perillo

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